Sulle testate e sui blogs abruzzesi, vietato pubblicare repliche alla senatrice Pezzopane

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Noi di “Fratelli d’Italia”, pur essendoci interessati alla vicenda, abbiamo però ritenuto opportuno non pubblicare, diversamente da quanto fatto da altri, le dichiarazioni rese dalla senatrice Pezzopane in merito ad una vicenda giudiziaria nella quale si parla di ipotetici tentativi d’estorsione, sia perché da noi ritenuti inesistenti (abbiamo letto il fascicolo della Procura) sia perché tali dichiarazioni le ritenevamo realmente diffamatorie, ma la cosa che più sconcerta, però, e che tali dichiarazioni siano state pubblicate, soprattutto da testate giornalistiche e blog abruzzesi, e che tali dichiarazioni non abbiano potuto avere diritto di replica o precisazione, come previsto dalla Legge, a dimostrazione che i semplici cittadini, quando si trovano a doversi confrontare con persone legate al potere, non hanno la possibilità di poter far sentire la loro voce e le loro ragioni, e questo è veramente preoccupante, tanto da mettere in dubbio sia i valori democratici sanciti dalla Costituzione Italiana, sia la libertà di stampa tanto declamata.

Di seguito, la lettera, rimasta inascoltata, inviata da Gianfranco Marrocchi ad alcune testate e blogs che avevano pubblicato le dichiarazioni diffamatorie della senatrice nei suoi confronti.


Gentilissimi,

Ho letto, sulla vostra testata giornalistica, l’intervista che la senatrice Pezzopane vi ha rilasciato, nella quale esprime giudizi particolarmente gravi su di me (ingiustamente indagato e rimandato a giudizio in un procedimento giudiziario basato unicamente su accuse calunniose), e nella quale ha citato e “coinvolto” anche il Dottor Giovanni Legnini, che lei avrebbe fatto meglio a lasciare estraneo a questa vicenda scandalistico-giudiziaria, che in fase processuale vedrà trionfare la verità, e vedrà quindi smontate tutte le accuse, e sopratutto le sue, evidentemente mirate a far credere che la stessa sia stata vittima di un complotto politico ordito ai suoi danni, oltre che mirate a spostare l’attenzione da ben altre situazioni che la riguardano.

E visto che la senatrice ha ritenuto opportuno dover chiamare ingiustamente in causa il Vice Presidente del C.S.M., vi faccio presente che, in fase dibattimentale, mi vedrò purtroppo costretto a chiamarlo in causa anch’io, in qualità di testimone a mia difesa, anche in considerazione del fatto che, mesi addietro, periodo nel quale è iniziata tale vergognosa vicenda giudiziaria, pregai la senatrice, che sapevo essere sua amica, di avvisare proprio il Dottor Giovanni Legnini (che io stimo e che ritengo ricambi la stima) del fatto che ero venuto a conoscenza di un probabile tentativo di delegittimazione a suo danno, ma di questo la senatrice però non lo avvisò mai, e non so spiegarmene il motivo, e quanto dico è comprovato da una intercettazione della Digos, inerente una conversazione telefonica intercorsa tra me ed il fidanzato della senatrice Pezzopane.

E che in questa vicenda giudiziaria ci sia l’evidente intenzione di sbattere il “mostro” in prima pagina, è fuor di dubbio, confermato anche dalle risultanze d’indagine in mano agli inquirenti, che dimostrano la mia totale estraneità alle accuse rivoltemi, così come è fuor di dubbio il fatto che, nonostante il dottor Gianni Chiodi abbia chiaramente detto, agli inquirenti, di non aver mai avuto, da parte mia, o per tramite, richieste di denaro e/o di favori (il dottor Chiodi non ha mai firmato alcuna denuncia nei miei confronti, e le carte processuali lo confermano), io sia stato invece rimandato a giudizio per tale vicenda, evidentemente comoda a dare ingiustamente credito ad altre accuse fasulle, però congeniali al teorema della congiura propalato dalla senatrice Pezzopane, che ha omesso ed omette sempre di dire (chissà perchè…) che all’interno dell’inchiesta giudiziaria è venuto alla luce un presunto tentativo di truffa che il suo fidanzato, e l’agente di questo, sembra si stessero apprestando a mettere in atto a danno di Alessandro Maiorano, un impiegato del Comune di Firenze, con la “copertura” di una tale Stefania…… (chissà chi è), a casa della quale avrebbe dovuto prendere forma il probabile delittuoso tentativo di truffa (il tutto documentato da intercettazioni telefoniche effettuate dalla Digos aquilana).

Alla senatrice Pezzopane, che si è scagliata e si scaglia contro di me con vergognose accuse e ingiustificabili giudizi di colpevolezza, vorrei ricordare, anche se a lei fa comodo non ricordarlo e non affermarlo, che io sono innocente (e lei lo sa bene…) e che posso essere giudicato colpevole di un qualsivoglia reato solo dopo un’eventuale condanna patita alla fine dei tre diversi gradi di giudizio, e lei lo dovrebbe sapere, in quanto rappresentante istituzionale, e quindi presumibilmente garante della Costituzione, che lei o non conosce o finge di non conoscere, calpestando i più elementari diritti costituzionali del cittadino.

La senatrice dovrebbe però anche avere il coraggio di affermare che se io, per la sua personale concezione di democrazia, sono colpevole solo per essere stato indagato e poi rimandato a giudizio, allora, sempre in virtù di tale sua visione personale, dovrebbero essere definiti colpevoli anche il Premier Matteo Renzi, il suo papà Tiziano, in questi ultimi mesi in gravi “difficoltà” con la giustizia italiana, ed anche il cognato, da poco finito nel registro degli indagati, ed anche, non ultimo, lo stesso fidanzato della senatrice Pezzopane, tale Simone Coccia Colaiuta, intercettato nell’ambito dell’inchiesta, ed indagato dalla Procura di L’Aquila per il tentativo di truffa già menzionato, ma evidentemente la senatrice Pezzopane questo non può affermarlo, per vari ovvii motivi, ed ama e preferisce utilizzare due pesi e due misure, nel giudicare le persone, e tutti possono benissimo capirne il motivo, e trarne le debite conclusioni.

Comunque, pur se sconfortato dai dati di fatto che dimostrano che la quasi totalità delle testate giornalistiche e dei blogs abruzzesi, alla faccia della democrazia e della libertà di stampa, non osano riportare dichiarazioni o precisazioni non gradite alla senatrice Pezzopane, vi chiedo ufficialmente di pubblicare tale mia replica a quanto falsamente e diffamatoriamente affermato sulla vostra testata giornalistica dalla succitata senatrice, facendo appello all’art. 8 della legge sulla stampa (47/1948), che ritengo voi conosciate.

Distinti saluti.                                                               Gianfranco Marrocchi.