Si preannunciano già come un flop, le manifestazioni anti governative indette per il 2 giugno dal centro-destra

Matteo Salvini e Giorgia Meloni

In questi giorni, Matteo Salvini e Giorgia Meloni si sono scatenati, con interviste ed esternazioni diffuse sia tramite il Web sia tramite i mezzi di comunicazione tradizionali, nell’annunciare la loro discesa in piazza, il 2 giugno, in concomitanza con la festa della Repubblica, con una serie di manifestazioni anti governative, ma come ben sappiamo, se tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, in questo caso c’è molto di più, bensì la marea di gente che i leaders di Lega e FDI dicevano di avere la possibilità di portare a manifestare contro il premier Conte ed il suo governo.

Infatti, la marea di gente che loro annunciavano di voler portare a riempire le piazze, sembra si sia dissolta, come neve al sole, ed alla conta dei fatti, sembra non essere più, come da loro sperato, nell’ordine di milioni persone, ma solo di poche migliaia di partecipanti, tanto da preannunciarsi tali manifestazioni di piazza come un vero e proprio flop.

E quanto affermiamo, si deduce tranquillamente da un’intervista rilasciata da Matteo Salvini al Corriere della Sera, che riportiamo di seguito, nella quale egli ridimensiona l’importanza delle manifestazioni del 2 giugno organizzate dal centro-destra, e nella quale mostra anche quanto sia attualmente debole la coalizione formata da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

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Intervista rilasciata da Matteo Salvini a Il Corriere della Sera:

 

Ci sono novità per la manifestazione del 2 giugno ?

«Nessuna fatica. Sia ieri che oggi ci siamo visti a lungo nel mio ufficio, c’erano Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Antonio Tajani, Licia Ronzulli…. Misembra che tutto sia andato bene».

E la manifestazione come si svolgerà ?

«In realtà una manifestazione di piazza vera ci sarà solo ai primi di luglio.  Il 2giugno, per essere in piazza in maniera rispettosa e sicura, faremo presidi in ogni capoluogo di Regione con i parlamentari.   D’altronde il 2 giugno cade nel periodo controllato, non c’erano dati sanitari sufficienti per decidere e non era il caso di far muovere migliaia di persone».

Salvini, dica la verità.  La sospensione del patto di Stabilità e il piano anti Covid da 500 miliardi hanno un po’ tagliato l’erba sotto ai piedi dei più critici contro l’Unione.

«A parole. Questo famoso Recovery fund, se va tutto bene, arriverà l’anno prossimo. Ed è pur sempre un prestito. Ma il problema non è l’anno prossimo, è il mese prossimo. Noi non abbiamo pregiudizi, se arrivassero segnali concreti dalla Ue sarebbero da cogliere al volo. Non è che se in mezzo c’è l’aggettivo “europeo” a noi non piace. Prenda la Bce: io resto convinto che il suo mestiere sia anche quello di sostenere i Paesi e comprarne i titoli di Stato. Non per nulla i tedeschi si arrabbiano su quello e non per il Recovery fund».

Lei ieri è tornato al vecchio mestiere di giornalista e ha intervistato il dottor De Donno, noto per le ricerche sul plasma e che ha fatto un’appassionata difesa della Lombardia in reazione al virus. Lei non rimprovera nulla alla Regione?

«Lei stesso ha sentito il dottor De Donno, che per altro ha detto di non aver votato per Fontana. Il fatto è che l’epidemia in Lombardia è stata un bomba. Quando in un Pronto soccorso in una stessa sera si presentano 110 persone che non respirano, è dura».

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