Rino Bonifacio, l’ex boss del narcotraffico, rischia l’ergastolo, ancora una volta per i pentiti

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Rino Bonifacio, detto “Élite”, ex potente boss della Camorra e del narcotrafffico internazionaale, una vita vissuta oltre ogni umana immaginazione tra Napoli, Milano, Riccione, Ibiza, Miami e la Colombia (e sopratutto nel lusso più sfrenato con le donne più belle del mondo, tanto da diventare creatore di tendenze di vita e di moda), dopo aver scontato 20 anni in diverse carceri d’Italia ed aver scritto “Malabellavita”, un bellissimo libro autobiografico di grande successo, torna inaspettatamente in tribunale, a rispondere, davanti a un giudice, di pesantissime accuse rivoltegli da alcuni pentiti della Camorra.

E tutto ciò è successo e succede a Napoli, dove, proprio nel momento in cui Bonifacio riteneva di non dover aver più nulla a che fare con la giustizia (in quanto aveva già pagato con 20 durissimi anni di prigionia le sue colpe), un pentito di Camorra lo tira in ballo per un omicidio datato 1991, senza però portare alcun elemento a convalida delle sue pesantissime accuse, alle quali il Gip non ha ritenuto opportuno dare importanza, tanto da non firmare un’ordinanza di custodia cautelare, che in caso di pesanti sospetti in merito sarebbe stata più che motivata.

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Ma nonostante tutto, la Dda non ha mollato la presa, e ritenendo per chissà quale motivo veritiere le affermazioni del pentito di Camorra contro Bonifacio, ha deciso di andare comunque avanti per la propria strada, nonostante i giudici avessero constatato l’inesistenza di validi ed opportuni riscontri al riguardo, dopo la chiusura delle indagini preliminari, si è arrivati al rinvio a giudizio per 5 persone, che da indagate sono tecnicamente diventate imputate.

E dopo la prime udienze celebrata dal maggio 2016 ad oggi, l’amara sorpresa, con l’arringa del Pubblico Ministero che ha chiesto per Bonifacio e gli altri imputati la pena massima, e quindi l’ergastolo, quale ulteriore definitiva condanna dopo la precedente condanna a 27 anni comminata nel 2000 (poi ridotta a 18 dalla corte d’Appello nel 2003), per associazione finalizzata al narcotraffico internazionale.

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Una richiesta evidentemente oltre ogni umana ragionevole logica ed immaginazione, alla quale risponderanno per le rime i legali del Bonifacio al quale, nel frattempo, sono stati ancora confiscati, nel gennaio 2016, da parte della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Milano, anche beni personali per oltre 500.000 euro, dopo che negli anni precedenti, e più precisamente nel 2000, gli erano stati confiscati beni personali pari ad oltre 20.000.000 (20 miliardi) delle vecchie lire. Sequestri e carcere derivanti, per Bonifacio, dalle accuse dell’ex attore Danilo Mezzetti, in arte Mattei, oggi manager di Robert De Niro, il quale collaborò con i magistrati portando non solo alla condanna del boss del narcotraffico ma alla scoperta di alcuni suoi beni mobili e immobili al fine di vedersi comminata la misera condanna per il Mezzetti a soli 6 anni di reclusione, per aver gestito per conto del boss la piazza di Roma.

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Un duro momento, quindi, quello attuale, per “Elite” Bonifacio, che, pur non essendosi mai pentito di nulla (e lo ha dichiarato e riaffermato più volte pubblicamente, senza tema di smentita), dopo aver pagato per i crimini del passato con il carcere (anche quello duro del 41 bis), ora stava cercando di rifarsi una vita. Una vita che lo ha visto protagonista ai massimi livelli, primo narcos ad aver importato l’ecstasy in italia fine anni 80, mentre nel 1999 e nel 2000, il sequestro di oltre una tonnellata di cocaina fatto a Bonifacio in Italia dalle forze dell’ordine, che ora rischia di essere distrutta nonostante il suo desiderio di poter tornare a condurre una vita normale, insieme alla sua famiglia, dopo essere stato più volte assolto in altri procedimenti, nei quali erano state formulate ennesime infamanti accuse di omicidio.

E che per lui, tornare a condurre una vita normale è diventato sempre più difficile, lo dimostra quanto occorsogli tempo fa, quando fermato a Milano da una pattuglia della Polizia per un controllo, dopo aver fatto accertamenti e scoperto chi lui fosse, gli agenti hanno chiamato dei rinforzi, tanto da far confluire sul luogo del fermo ben otto pattuglie.

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Un uomo che faceva e che fa evidentemente ancora paura, Rino Bonifacio, detto “Elite”, e ciò è dimostrato anche dalle incredibili affermazioni di alcuni discutibili pentiti che hanno cercato e cercano ancora, per motivi ancora oscuri, di coinvolgerlo in vicende alle quali lui ha più volte dimostrato di essere del tutto estraneo.