La destra che appoggia il PM Di Matteo, durante il processo sulla trattativa tra lo Stato e la Mafia, lo attaccò

Il PM Nino Di Matteo – Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri

Come le migliori nemesi, anche questa ha il retrogusto della beffa.

Per chiedere le dimissioni delGuardasigilli AlfonsoBonafede, accusato di essersi fatto influenzare dai boss mafiosi nelle nomine ministeriali, i suoi detrattori devono infattielevare a indiscutibile detentore della verità il magistrato Nino Di Matteo.

Il problema è che gli stessi che gli credono sulla parola –scelta legittima, per carità –ne hanno invece infangato le indagini quando il pm si occupava del processo sulla trattativa Stato-mafia, arrivato a sentenza nel 2018.

Il caso più evidente è quello di Forza Italia.

Ieri il senatore Luigi Vitali è stato tra i tanti a chiedere un passo indietro a Bonafede: “A seguito di quanto raccontato da Nino Di Matteo, non solo chiediamo che il Guardasigilli venga a dare spiegazioni in Antimafia, ma che subito dopo si dimetta”.

Di più: Giorgio Mulé protesta percome ieri ilTg1 dell’ora di pranzo abbia omesso la notizia: “Lascia basiti che il Tg1 non abbia dato alcuno spazio allo scontro tra Di Matteo e Bonafede.

Oramai siamo alla censura preventiva pur di compiacere e non disturbare il governo”.

E pensare che a novembre 2019, quando Di Matteo parlò di trattativa Stato-mafia su Rai Tre, fu coperto di insulti: “un vaniloquio da mitomane” (Andrea Ruggieri), “vergognosa propaganda senza contraddittorio” ( Maurizio Gasparri), “una delle più brutte pagine della Rai” ( Alessandro Gallone).

Per non dire dei commenti sulle indagini e sulla sentenza che confermò buona parte dell’impianto accusatorio: “Il fatto che uno dei pm –attaccò FI – non a caso assiduo partecipante alle iniziative del M5S, si permetta di commentare la sentenza adombrando responsabilità di Berlusconi è di una gravità senza precedenti e sarà oggetto dei necessari passi in ogni sede”.

DI SICURO FI non è l’unico partito adaver cambiato idea sulla credibilità del pm.

Matteo Salvini adesso è irremovibile: “Le accuse nei confronti del ministro Bonafede sono gravissime anche perché arrivano da un uomo di legge, da un uomo di giustizia”. Se non fosse che anche solo accostare B. alla mafia faceva (fa?) rabbrividire il leader leghista: “Ridicolo indagare Berlusconi per le stragi di mafia disse nel 2017 dopo l’indagine a Fi

renze sulle stragi del 92/93 – È il solito intervento politico di una parte della magistratura”. Quelle indagini non furono condotte da Di Matteo, ma il pensiero di B. alle prese con quei sospetti faceva scattare anche Matteo Renzi: “Sono attonito. Sostenere, senza uno straccio di prova, che Berlusconi sia il mandante dell’attentato contro Maurizio Costanzo significa fare un pessimo servizio alla credibilità delle istituzioni”.

Oggi in Ivè Cosimo Ferri a indicare la via: “Bona fede si dimetta, fa miglior figura”.

E pure la Meloni, che poi in un secondo momento avrebbe preso le distanze da Marcello Dell’Utri (condannato per concorso esterno in associazione mafiosa), fino al 2012 era sicura: “A me continua a sfuggire in ragione di cosa Dell’Utri avrebbe dovuto intrattenere rapporti con la criminalità organizzata per conto di Berlusconi”.

Anche lei adesso si fida di Di Matteo: “Fossi Bonafede, rassegnerei le dimissioni”.

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Articolo di LORENZO GIARELLI pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” – www.ilfattoquotidiano.it

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