Quando c’è da combattere Maiorano, il Potere chiama e le Questure obbediscono ?

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Neanche per cercare di catturare “Igor il russo”, od altri super criminali, si vedono tanta celerità e impegno, quanta ne è stata invece messa in campo per cercare di assicurare alle patrie galere Alessandro Maiorano, le cui esternazioni sul Web devono evidentemente aver preoccupato non poco un personaggio di potere delle nostre Istituzioni, che avrebbe sollecitato la Questura di L’Aquila a chiedere a quella di Prato di attivarsi per portare a termine una perquisizione domiciliare nell’abitazione del Maiorano (estesa anche allo stesso, e realizzata in presenza di suo figlio dodicenne, senza l’ausilio di persone specificatamente preposte alla tutela ed al rispetto dei suoi diritti di minore chiamato a vivere un’esperienza traumatizzante quale è quella di una perquisizione domiciliare), finalizzata al ritrovamento di armi ed esplosivi che si riteneva lui detenesse illegalmente.

Una perquisizione ritenuta particolarmente urgente, tanto da essere stata effettuata senza richiedere l’autorizzazione da parte di un magistrato, così come previsto da un articolo del nostro Codice Penale, che però, per essere applicato, prevede (sentenza della Suprema Corte n.48552 del 18 novembre 2009-VI sezione PENALE) che “la polizia giudiziaria non può procedere d’iniziativa ad una perquisizione finalizzata alla ricerca di armi e munizioni ai sensi dell’art. 41 r.d. n. 773/1931 sulla base di un mero sospetto, ma esclusivamente in presenza di un dato oggettivo certo, anche solo a livello indiziario, circa la presenza delle suddette cose nel luogo in cui viene eseguito l’atto“, pur considerando, osservano i giudici, che “la tutela accordata alla libertà di domicilio non è assoluta, ma trova dei limiti stabiliti dalla legge ai fini della tutela di preminenti interessi costituzionalmente protetti, come emerge dalle stesse disposizioni dell’art. 14 della Costituzione, e tenendo in conto l’innegabile esigenza di porre gli organi di polizia giudiziaria in grado di provvedere con prontezza ed efficacia in ordine a situazioni (quali la detenzione clandestina o comunque abusiva di armi, munizioni o materie esplodenti) idonee, per loro stessa natura, a esporre a grave pericolo la sicurezza e l’ordine sociale, va evidenziato che la previsione costituzionale, nell’introdurre la riserva di legge per derogare alla regola dell’inviolabilità del domicilio, in stretto collegamento con la libertà personale, impone all’interprete un’interpretazione rigorosa dell’art. 41 R.D. cit., da cui sia bandita qualsiasi libera iniziativa e valutazione discrezionale degli organi di polizia giudiziaria e negata la possibilità che la perquisizione possa essere effettuata sulla base di un mero sospetto (che può trarre origine anche da un semplice personale convincimento), essendo sempre necessaria l’esistenza di un dato oggettivo che costituisca notizia, anche per indizio, il quale, per sua natura, deve ricollegarsi ad un fatto obbiettivamente certo o a più fatti certi e concordanti tra loro (v. Corte Cost., in particolare le sentenze nn. 173/1974 e 261/83 e l’ordinanza n. 332/2001), ed al di fuori di tale presupposto, concludono i giudici, la perquisizione domiciliare è non soltanto illegittima, ma anche oggettivamente arbitraria, sconfinando nell’indebita incisione della libertà domiciliare, tutelata per Costituzione nei confronti di chiunque, anche e innanzitutto nei confronti del potere pubblico” (Sezione Sesta Penale Sentenza n. 48552 del 18 novembre 2009).

Ebbene, come detto dalla Suprema Corte, ben specificato proprio nelle ultime righe di quanto poc’anzi espresso, “la libertà domiciliare è tutelata per Costituzione nei confronti di chiunque, anche e innanzitutto nei confronti del potere pubblico” che potrebbe approfittarne per compiere illegalità facendosi scudo di una ignobile supposizione di legalità.

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E quanto successo a Maiorano, secondo quanto afferma sia lui, sia, con grande efficacia ed autorevolezza, il Professor Carlo Taormina (suo difensore, che lo ha sostenuto in altre occasioni e lo sostiene legalmente ancor più in questa precisa circostanza), la perquisizione messa in atto, se non motivata da precisa denuncia circostanziata riportante dati oggettivi e concreti riguardo il possesso illegale di armi da parte del Maiorano, non avrebbe potuto essere effettuata, non avendo evidentemente i requisiti previsti dalla Legge, ledendo quindi il sacrosanto diritto alla libertà personale ed alla libertà domiciliare previsti dalla Costituzione, che non possono in alcun modo essere violati e disprezzati, neanche su presunta precisa richiesta di una senatrice, che, per rispetto delle Leggi e dei diritti costituzionali del nostro Stato, per motivare la Questura di L’Aquila a compiere detta azione, avrebbe dovuto fornire prove più che circostanziate, di particolare concretezza (cosa evidentemente mancante, visto che nell’abitazione, nel garage e nall’auto del Maiorano non sono state trovate armi od esplosiivo) in merito alla detenzione di armi da parte di un cittadino, quale Maiorano è a tutti gli effetti, assumendosene quindi tutte le responsabilità derivanti da una eventuale denuncia calunniosa ai danni del Maiorano, che egli ed il suo legale, il Professor Carlo Taormina, sospettano e ritengono sia stata messa in piedi per intimorirlo e fargli capire che un certo potere e certe persone sono intoccabili, anche e sopratutto quando emergono fatti di particolare gravità in grado di dimostrare presunti loro comportamenti illeciti.

E di presunti illeciti compiuti dalla senatrice e dal suo compagno (che il Maiorano indica come i “mandanti” dell’azione perquisitoria messa in atto ai suoi danni), lo stesso ne ha denunciati tanti ed afferma che continuerà a denunciarne altri ancora, se ce ne saranno gli elementi, perchè lui non ha paura di nessuno e non si lascia intimorire da alcuno, sopratutto da chi, secondo lui, crede di poter utilizzare per fini personali le Istituzioni, che dovrebbero invece essere garanti, per tutti i cittadini, dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, ormai sempre più spesso sbeffeggiata e disattesa proprio da coloro che dovrebbero esserne i garanti.