Strage di Rangers, difensori del Parco Nazionale congolese di Virunga, ultimo paradiso dei gorilla di montagna

Rangers del Parco Nazionale congolese di Virunga

È uno dei giorni più bui nella storia quasi centenaria del Parco Nazionale congolese di Virunga, una delle ultime oasi al mondo per i gorilla di montagna.

Le vittime questa volta non sono i giganteschi primati, ma i guardiaparco che, per poche centinaia di dollari al mese, donano la propria vita per evitare che i bracconieri cancellino i gorilla dalla foresta congolese.

Un’imboscata che non ha lasciato scampo a 12 ranger, uccisi con granate e centinaia di colpi di mitragliatrice mentre stavano aiutando un gruppo di civili la cui macchina era in panne.

Tra loro ci sarebbero 5 morti.

Secondo fonti del Parco, proprio quest’ultimi sarebbero stati il target dell’assalto. Altri tre ranger sono in condizioni gravissime e rischiano di non farcela.

L’agguato è avvenuto nei pressi del villaggio di Rumangabo, poco distante dal quartier generale del Parco dove, 6 anni fa, il Direttore belga, Emmanuel de Merode, l’aveva scampata di poco rimanendo gravemente ferito.

Un attacco senza precedenti e il più sanguinario della storia del parco nazionale. Il più giovane dei ranger aveva 23 anni, il più anziano 40.

Un’esecuzione militare ad opera delle Fdlr (Democratic Forces for the Liberation of Rwanda), milizia ruandese di etnia Hutu composta dai guerriglieri artefici del genocidio contro i Tutsi nel 1994 in Ruanda.

Uno dei tanti gruppi ribelli che si nascondono nei 7.800 chilometri quadrati della più antica e ricca riserva biologica d’Africa.

I ranger, i migliori amici dei gorilla di montagna – un selfie che ha fatto il giro del mondo lo dimostra-, sono i loro acerrimi nemici, l’ultimo ostacolo prima di impossessarsi delle risorse naturali con cui finanziano una guerriglia che continua nel Nord-Est della Repubblica Democratica del Congo da quasi trent’anni e che ha causato 5,5 milioni di morti (dati International rescue Committee).

Un rinoceronte ucciso per rubargli il corno d’avorio, poi abbandonato morente tra atroci sofferenze

Bracconaggio e sfruttamento

Uccidono gli animali per l’avorio, disboscano per la carbonella, pescano illegalmente.

Un giro d’affari da 200 milioni di dollari le cui e le prossime mire sono oro e petrolio di cui il parco di Virunga è ricco.

I circa 700 ranger difendono non solo animali e vegetazione presenti nel Parco, ma anche i circa 5 milioni di congolesi che vivono nelle aree circostanti, spesso vittime di violenze da parte delle milizie. Anche per questo, i guardiaparco, stanno pagando un prezzo altissimo.

Negli ultimi vent’anni ne sono stati uccisi 176 e dopo l’ultimo attacco il bilancio è salito a 188, quasi uno al mese.

Per anni la popolazione locale, affamata dopo anni di guerre e dimenticata dal governo di Kinshasa, si è schierata contro il lavoro dei ranger, accusati di lottare per la conservazione di un Parco che toglie terra coltivabile.

Le cose sono cambiate dopo che il direttore di Virunga, insieme ai ranger, e grazie a finanziamenti internazionali, ha portato la luce nei villaggi con la costruzione di centrali idroelettriche, sfruttando l’enorme quantità d’acqua presente nel parco. L’ultima sarà terminata quest’anno e dovrebbe garantire 60mila posti di lavoro.

Pelli di animali protetti, confiscate ai bracconieri

Chiuso per Covid

Un tempo sogno proibito di turisti e avventurieri pronti a tutto pur di vedere gli ultimi gorilla di montagna, negli ultimi anni il numero di visite all’interno del parco è crollato e di conseguenza i ricavi, cruciali per le politiche di conservazione e per la sicurezza dei ranger.

L’aumento degli scontri tra milizie, il rapimento di due turisti britannici, poi rilasciati, l’epidemia di Ebola in corso dall’agosto del 2018 ed, infine, il coronavirus hanno tenuto il parco più chiuso che aperto negli ultimi due anni.

Dal 18 marzo la Direzione ha deciso di vietare l’ingresso ai turisti per evitare che i primati si potessero contagiare.

Un rischio troppo grande visto che, in tutto il parco di Virunga, sono rimasti solo 604 gorilla di montagna su un totale complessivo di 1.063. Il budget annuale è pari a 8 milioni di dollari, ma ne servirebbero molti di più, anche perché il governo congolese contribuisce solo con il 5%.

Senza gli aiuti dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e di associazioni filantropiche il Parco di Virunga sarebbe già in mano alle milizie con il rischio di perdere per sempre uno dei più ricchi ecosistemi d’Africa.

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