Il Papa contro i giornalisti: “le chiacchiere uccidono, la critica è legittima e necessaria, ma deve essere fatta rispettando l’altro”

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Filippo Facci per “Libero Quotidiano”

«Le chiacchiere uccidono», ha detto ieri il papa più chiacchierone della plurisecolare storia vaticana. E non l’ ha detto solo ieri: l’ ha detto il 2 settembre 2013, il 16 febbraio 2014, l’ 8 settembre 2014, il 4 settembre 2015, il 21 gennaio 2016, il 1°febbraio 2016 e tante altre volte. E uno può dire: che c’ entra, quelle non sono chiacchiere, sono prediche, omelie, preghiere, insomma è il suo lavoro.

È vero: ieri, però, il Papa ha parlato rispettivamente a 500 giornalisti italiani e ai vertici degli organi di categoria, e l’ ha fatto nella Sala Clementina, nel cuore del palazzo apostolico: quindi ha parlato ufficialmente proprio ai giornalisti e dunque persino a me, e ha parlato di «chiacchiere come terrorismo» e insomma si riferiva al mio e al nostro, di lavoro.

Ecco: anche i nostri non sono solo chiacchiere bensì articoli, servizi, tentativi di ricostruzione o di raccontare la realtà con tutti i cronici difetti che appartengono ai giornalisti e agli uomini.

Anche il nostro, incredibile a dirsi, è un lavoro. Ieri c’ era anche il presidente dell’ Ordine dei giornalisti, e probabilmente è stato solo per etichetta se non ha risposto così: Santità, come dire, abbiamo capito. È stato chiaro, grazie.

Prendiamo nota che «la critica è legittima e necessaria» e ci appuntiamo che «questo dev’ essere fatto rispettando l’ altro». Non ci avevamo pensato. Il punto è che, in assenza di leggi divine, abbiamo cercato di abborracciarne di nostre: il vortice mediatico si trasforma di continuo e noi tentiamo di inseguirlo con norme, codici, deontologie, aggiornamenti professionali, sensibilizzazioni, roba che, tanto per cambiare, passa attraverso un’ informazione che qualcuno deve pur fare, o provarci.

E deve continuare a farla anche se, frattanto, qualche altissima eminenza paragonasse i possibili effetti del suo lavoro all’ assassinio e al terrorismo. Poi il giornalista sbaglia, riprova e risbaglia, buoni e cattivi sono sparpagliati nella nostra come in ogni altra categoria: ma il rischio contrario è il silenzio, l’ omissione, il sottaciuto, il non detto, il brusio nelle segrete stanze, la maldicenza che ristagna per anni o per decenni, l’ ombra che prevale sui raggi di luce che talvolta si riesce a far filtrare: ha presente?

Sua Santità ha senz’ altro presente che cosa intendiamo, sa sicuramente quante chiacchiere siano secolarmente germogliate anche negli ambienti di chiesa, nelle congregazioni religiose, nei seminari, nelle parrocchie, persino in Vaticano. Sa quante volte abbiano ucciso uomini, donne e persino bambini. Tante volte erano solo chiacchiere. Altre volte no. Saper distinguere è il problema di una vita.

Servizio tratto da:

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/papa-contro-giornalisti-chiacchiere-uccidono-ed-ancora-132589.htm